Fn in crescita, allarme a destra. Vertice di governo sulla sicurezza


Il tavolo voluto dalla premier con i capi delle forze dell’ordine. Salvini: “Più militari nelle stazioni” Crosetto dice no

E allora la premier prova a mettere a punto una nuova strategia, proprio sulla sicurezza. È per discutere di questo che arrivano alla spicciolata nella sede del governo i due vicepremier, Antonio Tajani Matteo Salvini, intorno alle quattro di pomeriggio. Li attendono i due sottosegretari alla presidenza del consiglio, Giovanbattista Fazzolari Alfredo Mantovano, sono presenti anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quello della Difesa, Guido Crosetto, i vertici di Polizia, Finanza e Carabinieri. Che fare? Salvini rilancia la sua proposta: «Militarizzare le stazioni». Il Carroccio vorrebbe arrivare a 30mila soldati nei grandi scali, oggi sono poco meno di 7mila. Piantedosi apprezza l’iniziativa, difende Strade Sicure, perché libera risorse dalle forze dell’ordine, in chiave anti-crimine. Crosetto, è noto, la pensa all’opposto: i soldati devono fare i soldati, i poliziotti occuparsi della sicurezza nelle città. Vorrebbe semmai ridimensionare il numero dei militari nelle stazioni, non certo aumentarli. Si passano al vaglio altre proposte, i provvedimenti presentati da FdI l’altro ieri, che prevedono il rimpatrio per gli stranieri condannati a più di un anno di detenzione e la possibilità di revocare la cittadinanza.

L’urgenza è dare segnali. «Spiegare meglio cosa stiamo facendo al governo su questo fronte». Più di un ministro — in privato e non certo da ieri — fa capire che se Vannacci trova terreno fertile è perché non si è insistito abbastanza nel «comunicare» i risultati portati avanti sin qui. Non a caso Meloni, anche pubblicamente, ha ripreso a battere su questo chiodo. Anche ieri, rilanciando il nuovo regime di sanzioni Ue contro il traffico di migranti. «Bisogna governare i flussi migratori con responsabilità e umanità, ma anche intransigenza». Dare segnali, dunque. Anche su altri temi: non a caso agli uffici di Palazzo Chigi e dei ministeri è arrivato l’input di eseguire uno «screening» degli obiettivi e dei provvedimenti rimasti in sospeso.

L’altra bega domestica è la legge elettorale. Le preferenze che Meloni vuole e gli alleati, soprattutto FI, no. Se ne parla in coda, senza ovviamente i rappresentanti delle forze dell’ordine. Ma la famosa quadra ancora non c’è. L’ultima vera resistenza è di FI. Il leader della Lega Matteo Salvini già in mattinata, in pubblico, era aperturista: «Non abbiamo preconcetti». I meloniani più ottimisti vi hanno subito visto una breccia. Anche se mezzo Carroccio, soprattutto al Nord, non vuole cedere: nelle elezioni con le preferenze — si fa l’esempio delle Europee — a utilizzarle sono, in percentuali maggiori, gli elettori del Sud. Tra gli azzurri, l’apertura leghista è considerata imprudente: «Con i capolista bloccati e l’indicazione a crocette dei nomi sotto — ragiona un dirigente forzista — sarà impossibile per i partiti più piccoli trovare la marea di candidati che correranno senza speranza di essere eletti». Oggi, forse già in mattinata, gli sherpa del centrodestra potrebbero riunirsi di nuovo, in videocall. Intanto, le giovanili di Lega, FdI e FI mandano un segnale sul fronte fuorisede: oggi solleciteranno i “senior” dei propri partiti, con un’iniziativa congiunta per chiedere di rendere il voto degli studenti meno tribolato.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *