Dagli Usa al Regno Unito, all’Italia: il campo largo che cerca di arginare l’espansionismo di Pechino

NEW DELHI – A pochi giorni dal test di un missile balistico cinese nell’Oceano Pacifico, gli Stati Uniti, il Regno Unito e una dozzina di altri Paesi occidentali e asiatici, tra cui l’Italia, hanno ribadito domenica che le rivendicazioni territoriali avanzate da Pechino nel Mar Cinese Meridionale non hanno alcun fondamento giuridico.

La dichiarazione è stata diffusa in occasione dell’anniversario della sentenza emessa dal tribunale arbitrale costituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). «Ribadiamo la validità della decisione del Tribunale arbitrale, secondo cui non esiste alcuna base giuridica per le ampie rivendicazioni marittime avanzate dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale, comprese quelle fondate sui cosiddetti “diritti storici”», si legge nel comunicato congiunto.

Il tribunale aveva infatti stabilito che Pechino non può rivendicare diritti storici sulle risorse del Mar Cinese Meridionale al di fuori delle aree territoriali riconosciute dalla Convenzione. I firmatari hanno inoltre condannato le attività ritenute destabilizzanti nelle acque contese, sostenendo che esse rappresentano una minaccia per la sicurezza, la pace e la stabilità dell’Indo-Pacifico.

Il viaggio di Modi nell’Indo-Pacifico

La presa di posizione è arrivata al termine di una settimana particolarmente intensa sul piano diplomatico, segnata dal viaggio di Stato del primo ministro indiano Narendra Modi in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda.

Nel corso della missione, Nuova Delhi ha firmato una serie di accordi destinati a rafforzare la cooperazione economica e strategica con i partner regionali. Tra le intese più significative figurano la vendita all’Indonesia dei missili supersonici BrahMos, sviluppati con la Russia, e un accordo con l’Australia per l’approvvigionamento di uranio, reso possibile dal progressivo rafforzamento della fiducia reciproca tra i due Paesi.

Modi ha sfruttato gli incontri diplomatici per ribadire che i rapporti dell’India con i partner dell’Indo-Pacifico si fondano sulla «fiducia reciproca», definita durante i colloqui con i leader di Giappone e Indonesia «la più grande risorsa strategica della regione».

Gli accordi sono maturati in un contesto di crescenti tensioni regionali, alimentate anche dal recente lancio di un missile balistico cinese da un sottomarino a propulsione nucleare nell’Oceano Pacifico. Il test, avvenuto poche ore prima dell’arrivo di Modi in Indonesia, ha riacceso le preoccupazioni sull’espansione delle capacità militari di Pechino.

Nello stesso periodo, Australia e Figi hanno firmato un accordo di reciproca difesa, il primo di questo tipo per il piccolo Stato insulare, mentre la Nuova Zelanda ha annunciato l’intenzione di aderire all’iniziativa, confermando la crescente cooperazione tra le democrazie del Pacifico.

Un nuovo equilibrio regionale

Le nuove intese riflettono uno sforzo sempre più ampio dei Paesi dell’Indo-Pacifico per assumere maggiori responsabilità nella sicurezza regionale, mentre Washington concentra una parte crescente delle proprie priorità strategiche su altri teatri e incoraggia gli alleati a rafforzare la cooperazione.

«L’ascesa della Cina come grande potenza nell’Indo-Pacifico sta dando forma a un nuovo scenario regionale. I Paesi stanno reagendo a questo cambiamento», osserva Ashok Malik, responsabile per l’India di The Asia Group.

Secondo Malik, gli accordi conclusi nelle ultime settimane rispondono a una strategia comune: rafforzare la cooperazione nei settori della difesa, della sicurezza marittima, dei semiconduttori e delle materie prime critiche, riducendo la dipendenza dalle grandi potenze e aumentando la resilienza economica e strategica della regione.

La risposta di Pechino

La Cina ha respinto con fermezza la dichiarazione congiunta. In un comunicato diffuso attraverso l’ambasciata a Manila, Pechino ha ribadito di non riconoscere la sentenza arbitrale dell’Unclos, definendola «illegale, nulla e priva di qualsiasi effetto».

Secondo la diplomazia cinese, il lodo arbitrale non modifica il fondamento storico e fattuale della sovranità della Cina sulle isole del Mar Cinese Meridionale e sulle acque circostanti, né indebolisce la determinazione del Paese a difendere i propri diritti e interessi marittimi.

Anche il recente test missilistico è stato al centro dei colloqui tra India e Australia. Come riferito dal segretario agli Esteri indiano Vikram Misri dopo l’incontro tra Narendra Modi e il primo ministro australiano Anthony Albanese, entrambi i governi hanno espresso preoccupazione per gli sviluppi della situazione e concordato di rafforzare la cooperazione affinché «la pace, la sicurezza e la stabilità nell’Indo-Pacifico continuino a essere preservate».

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